È bastato un pomeriggio, 18 tavoli e qualche centinaio di carte per dimostrare che, quando la città vuole, sa trasformare un semplice torneo di burraco in un gesto collettivo che vale molto più di una vittoria.
Nella giornata di ieri, l’ iniziativa organizzata da Claudia Serranò e Angela Donato, nata per sostenere la Fondazione dedicata alla ricerca sul colangiocarcinoma, ha riempito l’auditorium del Collereale di giocatori, sorrisi e un entusiasmo raro, di quelli che non si bluffano.
Tra una combinazione e una chiusura, le coppie si sono date battaglia con spirito sportivo e una sana voglia di contribuire. A conquistare il podio, e gli applausi, sono state:
Guerrera–Rudilosso (1° posto)
Manera–Castorina (2°)
Caputo–Fede (3°)
Leopardo–Vadalà (4°)
Visalli–Costa (5°)
Premi, risate e quella piacevole sensazione di “fare qualcosa di buono” hanno completato una gara che, più che sulle carte, ha puntato sul cuore.
Il momento più atteso è arrivato quando il prof. Enrico Gringeri, una delle voci più autorevoli al mondo sui trapianti di fegato (e orgogliosamente messinese), ha preso la parola.
Nessun tecnicismo sterile: Gringeri ha parlato di progresso, di speranza, di vite restituite. Ha raccontato interventi che sembrano usciti da un manuale di miracoli realistici, con pazienti tornati alla normalità dopo trapianti complessi, e famiglie che hanno ritrovato il sorriso grazie al lavoro della sua équipe di Padova.
Il professore ha ricordato anche l’“Effetto Nicholas”, quel caso che ha letteralmente cambiato la cultura della donazione in Italia, dimostrando che a volte una tragedia può generare un’onda lunga capace di salvare migliaia di persone.
E, con la lucidità di chi vede la vita da un angolo privilegiato, ha citato l’emblematico caso di una bambina di cinque anni, la cui donazione ha offerto una nuova possibilità a un’altra piccola vita: un gesto minuscolo per il mondo, enorme per chi spera.
L’iniziativa di Messina non è stata solo beneficenza: è stata informazione vera. È stata cultura della donazione spiegata senza paura e senza retorica.
È stata, soprattutto, la dimostrazione che anche un pomeriggio trascorso a mettere in fila scale e combinazioni può diventare un modo intelligente per sostenere la ricerca e far circolare un messaggio potente: donare salva vite, sempre.
Un evento piccolo nella forma, grande nella sostanza.
Perché a volte basta davvero poco: un mazzo di carte, una sala piena e quelle due parole che non dovremmo mai dimenticare.
Speranza e condivisione.
Burraco, solidarietà e una lezione di vita: quando le carte parlano più del destino
